Il fantastico mondo del fantastico


Forse,
forse esiste

un luogo in cui le nuvole
son fatte di cristallo,
non uccidono la luce,
ma scompongono in arcobaleno il giallo.
E la notte non è il perir del giorno,
ma una coperta che distende
per augurarci un buon ritorno
al mondo più vivido del sogno.

Un luogo in cui gli alberi parlano,
ci raccontano di secoli di storia,
dipinti non di sangue, ma di gloria.
Il verde brilla più dei prati d’Irlanda,
e il mare coi fiordi con la terra parla,
mischiandocisi in un quinto ingrediente.

Le montagne sono fatte di leggende,
leggere nella loro fortezza,
e vivono creature di brezza,
metà donne e metà iDee,
con un paio d’ali per nuotare
nell’oceano della terraferma,
trasformando in vivida realtà
ogni sogno o immaginazione
di chi pronunci il loro nome.

Un luogo dove il vero è sfumato
e si confonde con l’incanto.
La vita vibra di un canto
pronunciato dal vento.
Dove balla anche il tempo,
che non è più in trappola
in un pesante filo retto,
ma può capovolgersi
a proprio piacimento.

Le stelle sono molto più vicine,
e scrivono poesie a toccare l’orizzonte,
che, commosso, amplia le sue braccia,
a stringere infiniti sentieri di sorte.
E la vita è un vestito da sposa,
intessuto di fili intrecciati in manti
dagli sguardi di tutti i passanti;
da indossare per unirsi
con l’Uno in matrimonio.

Un universo in cui non esiste alieno,
ma frammenti di un unico Pieno.
Un luogo in cui le armi
son fatte di carezze e comprensione,
e non esistano cultura o religione.
Un luogo in cui il mondo
non abbia dei muri ad orno,
in cui nessuno sia mai partito
per tornare ucciso
in nome del niente.

Forse,
in un altro spazio-tempo.

Ma, scalando quella cima,
mi ha detto una vocina
che con un paio d’ali
anche sulla Terra
esistono creature leggendarie,
ma nessuno ricorda il loro nome.
Nessuno,
se non chi si ubriaca
di vino e d’amore.

Ho scritto questa poesia in viaggio in Irlanda, ispirata dai suoi colori irreali e dalle numerose leggende che appartengono a questa terra.