Grande bambina

Avevi occhi profondi da neonata
sembrava celassero un animo grande.
Da bimba eri voluta e amata
e giocavi alla città incantata
di cui tu eri la regina.

Poi passarono i giorni, i mesi
e anche gli anni
e fioristi in ragazza
con stessi occhi accesi.
Fu così che una volta tua mamma
ti chiese di stendere i panni
ma cercasti supporto in papà:
“Sono troppo, troppo piccola
per assumermi la responsabilità”
e scappasti a giocare,
mentre un terremoto
scuoteva la tua città.

L’orologio continuava a girare
e un giorno tua nonno
non era più nella sua stanza.
Allora trattenesti le lacrime
e dissi alle tue amiche
che era solo una strana circostanza:
era partito per la Luna ma sarebbe tornato
nonostante la distanza.

Poi per la prima volta
il cuore ti venne spezzato
ma tu credesti fosse solo
un ostacolo fra te e il fato
e per tutta la vita lo aspettasti invano.
Col tempo la tua città cadde in disgrazia:
pestilenze, carestie e abitanti datosi alla macchia
ma tu non abbandonasti mai il tuo ruolo di regina
e così quando ti abbracciò la vecchiaia
ti arrabbiasti con la ruga che solcava il tuo viso
perché eri ancora troppo bambina
per averne il sorriso intriso.

Infine alle tue porte giunse la morte
che bussò con tuo grande sgomento
e allora ti avvicinasti al suo orecchio
e sussurrasti: “Sono ancora piccola,
guarda che il tempo ti inganna”.
Lei ti guardò negli occhi, ti carezzò
e ti cantò una dolce ninna nanna.

Ora la tua città è abbandonata
ma di una longeva regina si narra
che non è morta, no,
ma da brava bimba si è addormentata.

Questa poesia parla di una donna che per paura, codardia o mancanza di coraggio e autostima non riesce o si rifiuta di crescere. Nonostante il tempo e gli avvenimenti della vita, continua infatti a sentirsi un'eterna bambina, preferendo scappare e rifugiarsi nella fantasia davanti ogni avversità o responsabilità.